mercoledì 8 aprile 2015

TRADIZIONI


Le stagioni astronomiche della terra sono sempre state scandite dagli equinozi e dai solstizi, e non c’è popolazione che non abbia legato a questi eventi astronomici riti e divinità.

L’equinozio di primavera si lega alla rinascita arborea e in generale alla fertilità della terra.
I simboli delle uova, ad esempio, intesi come talismani di fertilità, sono presenti in moltissimi culti arcaici, dall’Europa all’Asia.
Come ogni anno si ripete l’equinozio di primavera, allo stesso modo ogni anno si ripetono i culti propiziatori con le rappresentazioni della morte e della rinascita, e con il cibarsi di uova che, nel rituale collettivo, diventa la partecipazione individuale alla nuova vita e quindi alla resurrezione.
Con il radicamento delle usanze e delle consuetudini si ottiene anche un altro risultato antropologico, ovvero l’identificazione di un gruppo umano che si riconosce in quelle usanze e in quelle consuetudini, che si riconosce nelle tradizioni.
Nella trasmissione delle tradizioni tra individui dello stesso gruppo sociale, si consuma l'esclusione degli altri.
Con la tradizione le consuetudini si bloccano, si cristallizzano, per consentire coesione e sicurezza.
Al di fuori della tradizione si perde il legame con il gruppo perché non ci si identifica più nel legante condiviso dagli altri.
Le ritualità religiose ne sono l’espressione antropologicamente più statica e respingente.
Al di fuori della tradizione, tuttavia, si sceglie la scoperta e la crescita, l'esplorazione e lo scambio.
Non c'è evoluzione nella tradizione, quanto piuttosto la negazione di un processo di crescita culturale cui ogni individuo può intelligentemente aspirare passando attraverso l'elaborazione autonoma di ciò che già conosce.
Conoscere le tradizioni ha senso solamente nella capacità di ricordarle avendole già relegate ad un tempo passato.
Solo così si impedisce che le società rimangano ancorate alle pressioni illogiche di chi ne trae potere attraverso il loro perpetuarsi come stile di vita e non come folklore da sagra di provincia.
Carla Corsetti

venerdì 6 febbraio 2015

Contraccezione, le donne italiane sotto attacco del fondamentalismo cattolico

Diritti e Rovesci

Contraccezione, le donne italiane sotto attacco del fondamentalismo cattolico

L'Unione europea dà il via libera alla pillola dei cinque giorni dopo senza prescrizione medica. E riemergono, puntuali, i veti ideologici e antiscientifici nostrani.

Cecilia M. Calamani
giovedì 15 gennaio 2015 10:11

A distanza di qualche anno dal via libera alla sua commercializzazione in Italia, si riaccende il dibattito sulla pillola dei cinque giorni dopo, alias Ellaone, un contraccettivo di emergenza da assumere entro 120 ore da un rapporto sessuale a rischio. 
Vale la pena fare un rapido excursus. Dopo un iter burocratico a dir poco travagliato - tre anni di rimpalli tra commissioni parlamentari, Consiglio superiore di sanità e Agenzia italiana del farmaco (Aifa) -, nell'aprile 2012 la pillola arriva finalmente nelle farmacie italiane. Ma quello che può sembrare un successo, nonostante il clamoroso ritardo rispetto alle decine di Paesi in cui è già in uso, cela un inghippo a scapito della salute delle donne: sarà possibile acquistarla con prescrizione medica, recita il verdetto finale dell'Aifa, solo dopo aver effettuato un test di gravidanza ematico con esito negativo. Questo, in sostanza, il dazio da pagare a quell'ala parlamentare che, supportata dal Vaticano e dalle varie associazioni di medici prolife, accusa Ellaone di essere un farmaco abortivo e non anticoncezionale nonostante il suo principio attivo (ulipristal acetato) abbia l'effetto di ritardare o inibire l'ovulazione. Si arriva così all'assurdo di rendere quasi inutile la sua entrata in commercio. Più è tempestiva l'assunzione della pillola, maggiore è la sua efficacia, ma i tempi tecnici che intercorrono tra il rapporto a rischio e l'acquisto del farmaco vengono allungati dal test (e dalla ricerca di un medico non obiettore), scoraggiando qualsiasi donna a ricorrervi. Va anche notato che l'Italia è l'unico Paese al mondo in cui l'acquisto di un contraccettivo di emergenza viene subordinato all'esclusione di una gravidanza. 

Ma veniamo a oggi. L'Unione europea, dietro parere dell'Agenzia europea del farmaco, ha decretato in questi giorni che Ellaone può essere acquistato in farmacia senza prescrizione medica. Il che, tradotto in Italia, elimina anche il test di gravidanza. La reazione, oggi come ieri, non si è fatta attendere: alle invettive della Pontificia accademia per la vita si sono unite le associazioni di medici e farmacisti cattolici che gridano all'"aborto facile" (in sostanza all'omicidio) e annunciano una causa legale minacciando anche di fare obiezione di coscienza. C'è da scommettere che, come tre anni fa, tutto ciò approderà in parlamento, come se fosse competenza della politica discutere le evidenze scientifiche.  
Perché è chiaro che non può esistere una "medicina cattolica" il cui nome è già un ossimoro. La medicina ufficiale non può essere mediata dal dogmatismo, altrimenti perde l'attendibilità oggettiva che contraddistingue ogni branca della scienza. Lo sanno bene gli oscurantisti nostrani, che pretestuosamente le attribuiscono un valore etico che non ha. Il fine, come sempre, è quello di limitare la libertà di autodeterminazione dell'individuo - e nel caso in particolare della donna - sulla base dei "principi non negoziabili" stabiliti dalla loro chiesa. Non ci sarebbe neanche bisogno di ricordare, in un Paese normale, che più è diffusa e accessibile la contraccezione di emergenza, minore è il numero dei ricorsi all'interruzione di gravidanza, a tutto vantaggio della salute fisica e psichica delle donne. 

Niente di cui stupirsi in Italia, ma in questi giorni segnati dall'orrore per il sanguinario attacco fondamentalista a Charlie Hebdo poteva aleggiare la speranza che i cattolici oltranzisti nostrani, improvvisati sostenitori della libertà al grido "Je suis Charlie", avessero almeno letto l'invettiva del suo fondatore, François Cavanna, contro i proseliti di tutte le religioni: «Voi, oh, tutti voi non rompeteci i coglioni! Fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna e chiudete bene la porta». Libertà non è solo quella di pensiero e di parola. Libertà è poter decidere della propria vita. E chi dice di sostenerla condannando le stragi nel nome di un dio altrui mentre nega il diritto di scelta nel nome del proprio, mente. 

martedì 20 gennaio 2015

Perché l'ascolto delle donne


La discussione sulla partecipazione  delle donne alla vita civile, alla gestione del potere alla vita economica e non solo a quella familiare, si ripresenta puntualmente come un'urgenza sociale generale. Gli ultimi fatti di sangue e quelli di violenza che non avremo mai modo di saperen essere accaduti, sono ancora molto presenti nella società italiana odierna. Le donne lasciate nella gestione autonoma ma solitaria e non condivisa della crescita dei figli, nella gestione della casa e nel seguire i familiari anziani, e ammalati, sono indubbiamente sovraccaricate di tante e tali responsabilità ancora non riconosciute  come emergenze  sociali gravi dallo Stato Italiano, ma semplici "occupazioni femminili", in una casistica di preconcetti e voluti voltafaccia delle amministrazioni che non sentono la necessità di conferire dignità a tutti i propri cittadini, attraverso i legittimi servizi appropriati. Tutto questo deve finire. Lo stereotipo della donna angelo del focolare ha un'altra storia ed un altro periodo storico. Ci sono donne che hanno una laurea, che sono delle ottime amministratrici e politiche, delle acute pprofessioniste cheper il solo fatto di non rispondere a canoni femminei s e così si possono chiamare vengono relegate a ruooli che ormai dovremmo essere in grado nell nostra società di vedere condivisi e regolati umanamente e civilmente come fanno in parte in altri paesei dove alcunio servizi alla persona sono del tutto scontati e elargiti alla popolazione o comunità che dir si voglia.Gli incontri vogliono favorire una autodeterminazione personale di ognuna, attraverso il confronto e la presentazione di temi al femminile, che verranno di volta in volta proposti. Per questo l'iniziativa è chiamata "L'ascolto delle donne" . Tutta l'attività verrà corredata da aggiornamenti su un blog anche  con contributi liberi di ogni partecipante.

lunedì 19 gennaio 2015

Alla ricerca della parità di genere: istruzioni per l'uso

Le donne si riconoscono quando parlano di se stesse? Perche'?  Il nostro mondo inserito nella modalità comunicativa tradizionale, stereotipi di massa, competizione, registro piatto dell'emotività alla quale si conferisce sempre meno valore mediatico e sempre più un valore negativo, annullamento delle caratteristiche femminili della società, e se ne potrebbero elencare altri, hanno portato in breve ad una totale semplificazione della nostra articolazione comunicativa e sentimentale, all' azzeramento dell'istinto, della comunicazione interpersonale e inserito il concetto alla concezione dell'universalità dell' essere. Il legame fra la nostra vita sociale e il rispetto di noi stesse e delle nostre caratteristiche nobili  e arcaiche sono scese nell'oblio; esse andrebbero recuperate e portate alla luce. L'ascolto delle donne, recupera l'oblio seguendo i segni della donna perduta che è dentro di noi, nel nostro DNA e nella nostra memoria collettiva, alla ricerca di valori che consentano la trasformazione sociale funzionale della donna insieme all'uomo per una società più  giusta ed equa fra i generi. Il nostro ordinamento sociale in Italia chiede ancora troppo alle donne che silenziosamente operano nel loro privato, un prezioso contributo alla coesione del paese, se questo contributo fosse condiviso da uomini e donne, e si trasformasse in servizi veri e propri.
I supporti alla vita sociale, dalla quale come gestione l'uomo deve essere chiamato ad una gestione paritaria delle funzioni dell'accudimento e della cura di se stesso e della sua casa, alla chiamata dell'astensione dal lavoro in occasione della nascita di un figlio, arricchendosi oltre che rafforzando la sua immagine di padre e di compagno. Si arriverebbe così ad una compiuta parità e cambierebbe l'approccio maschile alla donna concepita come elemento accessorio alla vita civile, dedita per lo più alla cura dei deboli , ma anche relegata fra i deboli e dunque non messa in condizione di accedere alle posizioni di potere. La responsabilità che grava su di essa è quella di essere in prima persona una donna e di valorizzare la propria essenza individuale. L'ascolto tra donne e l'esperienza di loro stesse, è la chiave dell'autodeterminazione. Ma l'ascolto delle donne da parte dei maschi può e deve essere fondamentale per la riuscita della mutazione sociale.